🚀 GM Picks 24 / Il tennis e l'arte del management

e poi le leggi della semplicità

Ogni volta che gioco a tennis non faccio altro che vedere dei parallelismi con il management. Anzi, spesso mi perdo in questo pensiero e perdo il punto! Maledetta concentrazione. Oggi vi propongo una prima idea di questo parallelismo, è certamente da sviluppare ma vorrei espanderla e mi piacerebbe avere qualche vostro commento sull’articolo.

Inoltre, vorrei condividervi le leggi della semplicità, proposte da John Maeda ai designer ma, secondo me, utilissime anche nel business.

Buona lettura!

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🎾 Il tennis e l’arte del Management

Mi diletto nello sport del tennis e più che gioco, più mi accorgo di un formidabile parallelismo tra questo gioco e il management.

Ora che che siamo nel periodo di Wimbledon ho pensato di proporvi un articolo dove provo a presentervi una prima idea di queste mie riflessioni sul parallelismo tra tennis e management che poi vorrei sviluppare nei prossimi mesi.

Come community che si sta sviluppando su questi temi, ho pensato di condividere con voi queste riflessioni e vi invito a commentare o a scrivermi per darmi spunti o anche solo per dirmi che sto dicendo delle sciocchezze!

Ho identificato tre piani per questo parallelo, tutti e tre importanti e strettamente correlati: il piano della prestazione fisica, quello della gestione della partita e quello della tecnica.

Il piano della prestazione fisica

Forse chi non conosce questo sport può pensare che non sia estremamente fisico, in realtà lo è decisamente, sia perché le partite sono generalmente abbastanza lunghe sia perché, ve lo posso assicurare, nel tennis si corre come matti a destra e sinistra e spesso anche avanti indietro! Il tennis è fatto anche di accelerazioni e rincorse e tutto ciò, oltre a richiedere una grande resistenza atletica richiede anche doti di velocità e di scatto.

La velocità nel gioco del tennis è un elemento fondamentale. Il giocatore deve colpire la palla già ben posizionato e per questo deve anticipare il movimento della palla per intercettarne la traiettoria, fermarsi, impostare il tiro e magari colpire dove l’avversario meno se lo aspetta; se il giocatore arriva in ritardo, rimandarà la palla dall’altra parte, ma il tiro non sarà efficace e, come spesso succede, l’avversario sarà già in attesa e pronto per chiudere il punto.

Possiamo applicare lo stesso concetto anche al management.

Se vogliamo cogliere le opportunità del mercato dobbiamo agire con grande velocità. Altrimenti si possono verificare due casi: manco completamente l’opportunità perché prima che l’azienda abbia predisposto il prodotto o servizio, l’opportunità si è già esaurita o è stata saturata dai concorrenti.

Oppure, quello che succede di solito, come accade al tennista che rincorre la palla e riesce a respingerla in qualche modo, l’azienda arriva sul mercato in modo scomposto, non ben preparato, e il prodotto viene portato sul mercato in modo approssimartivo rispetto alle proposte della concorrenza, che invece si presenta con un prodotto o con una strategia migliore. In questo modo rischieremo di non vendere e, addirittura, di bruciare risorse utili.

👉 Dobbiamo essere estremamente veloci di raggiungere l’obiettivo una volta che abbiamo intuito qual è la direzione giusta, per far questo dobbiamo preparare l’azienda ad essere agile e veloce puntando su: allineamento, processi decisionali efficaci, risorse disponibili o facilmente riallocabili.

Il piano della gestione della partita

Quando affrontiamo una partita dobbiamo avere un piano di gioco che consiste principalmente nello scegliere in anticipo quale sarà il punto di forza da contrapporre all’avversario, questo perché dobbiamo giocare con un criterio che ci permetta di sfruttare i nostri punti di forza da giocare sui punti di debolezza dell’avversario. Se ci pensate bene, la stessa cosa va fatta per entrare in un mercato o lanciare un nuovo prodotto: sfruttare al massimo i punti di forza cercando di penetrare i punti deboli dei concorrenti.

È uno dei segreti “incofessabili” della strategia.

Per i giocatori di medio livello c’è in genere un unico piano di gioco, il Piano A. Se siamo in giornata storta oppure se il piano non mette in difficoltà l’avversario, o se l’avversario riesce a neutralizzare i nostri colpi, allora siamo nei guai. I grandi campioni, ovviamente, non hanno solo il Piano A, ma anche il Piano B e alcuni top player anche il Piano C e D. 🤪

Iniziano con il Piano A, ma se le cose non vanno come devono andare, allora sono pronti a cambiare gioco, in funzione dell’avversario, in modo da attaccare sempre i suoi punti deboli.

👉 Se abbiamo un unico punto di forza e questo viene neutralizzato, allora siamo in difficoltà. È necessario avere più punti di forza su cui appoggiarsi se la nostra prima scelta non va a buon fine quindi, come azienda, quando facciamo l’analisi dei punti di forza e punti debolezza dobbiamo trovarne più di uno. Se ne abbiamo uno solo siamo a rischio perché, se questo viene neutralizzato, allora saremo in grave difficoltà

Su quanti punti i forza potete contare per conquistare i mercati?

Il piano dei meccanismi

Descrivendo il piano della prestazione fisica, ho scritto che dobbiamo essere rapidissimi e agili per andare sulla palla e colpire correttamente. Qui viene fuori l’ultimo piano che ho individuato, quello dei meccanismi.

Il tennis è uno sport molto complesso nella gestione dei movimenti, un buon colpo richiede grande coordinazione e collaborazione di tutto il corpo: gambe, busto, spalle e braccia. Il corretto funzionamento della catena cinematica è una cosa che si impara con anni di pratica.

I movimenti vengono ripetuti fino allo sfinimento per essere interiorizzati adeguatamente ed eseguiti istantaneamente in modo “autonomo”. In questo modo il cervello può essere impegnato anche su altro, ovvero sulla visione del gioco, sulla posizione dell’avversario e sulla decisione riguardo al tipo di tiro da effettuare.

In sostanza, il movimento deve venire da solo e questo lo otteniamo con grande allenamento e con il continuo perfezionamento del processo in ogni singolo elemento, in modo che la catena cinematica funzioni perfettamente in maniera automatica.

Ma se io voglio competere, devo aumentare la velocità e per far questo la catena cinematica deve funzionare correttamente. Sono questi automatismi che rendono il movimento veloce perché il cervello li gestisce autonomamente, mentre è impegnato sugli altri elementi citati in precedenza.

👉 Parallelamente, in azienda devo avere dei processi che girano come degli orologi, perfetti e con grande precisione anche ad elevata velocità. Tutto deve essere oliato alla perfezione e i meccanismi devono essere automatici senza continue supervisioni e stadi di approvazione. Se tutto questo funziona bene, allora posso aumentare la velocità

Perché quando arriva l’opportunità, i processi devono girare alla massima velocità di funzionamento senza necessità di loop decisionali o eccessive incrostazioni che li possono rallentare nel funzionamento.

Quanto sono rapidi i vostri processi? Quali sono i colli di bottiglia? Cosa posso cambiare per renderli veloci in caso di necessità? Avete mai provato a rispondere a queste domande?


Il mondo è difficile: rendiamolo più semplice

Inizio con un’ovvietà, il mondo è complesso e difficile. Anche nel business contemporaneo riscontriamo questa enorme complessità, tra l’altro in un momento anche di continuo cambiamento. Spesso una parte della mia attività consiste proprio nel semplificare scenari complessi per individuare le strade da percorrere.

Uno dei miei riferimenti è sempre stato John Maeda che anni fa (2006) presentò al mondo le sue “leggi della semplicità”. All’epoca ebbero un ampio impatto anche se oggi sono state un po’ dimenticate pur essendo ancora di fondamentale importanza e per me ancora un punto di riferimento.

👉 Ho visto che è ancora attivo il suo sito lawsofsimplicity.com dove si possono trovare le leggi che, se attuate sistematicamente secondo il ricercatore, potrebbero addirittura cambiare il mondo.

Oggi esistono fiumi di letteratura sui temi trattati da Maeda nelle sue leggi e per questo ho deciso di rispolverarle. Se non le conoscete, vi propongo il libro.

Ecco le 10 leggi della semplicità (ho messo i link alle definizioni originali):

  1. Riduzione: il modo più semplice per raggiungere la semplicità è attraverso una riduzione ponderata.

  2. Organizzazione: l'organizzazione fa si che un sistema composto da molti elementi appaia costituito da pochii.

  3. Tempo: i risparmi di tempo somigliano alla semplicità

  4. Apprendimento: la conoscenza rende tutto più semplice

  5. Differenze: la semplicità e la complessità sono necessarie l’una all’altra.

  6. Contesto: ciò che sta alla periferia della semplicità non è assolutamente periferico

  7. Emozione: meglio emozioni in più piuttosto che in meno

  8. Fiducia: noi crediamo nella semplicità

  9. Fallimento: ci sono cose che non è possibile semplificare

  10. The One: semplicità significa sottrarre l’ovvio e aggiungere il significato

👉 In conclusione, mi preme porre l’accento sulla legge numero 10 che, secondo me, oggi è diventata fondamentale. E’ un tema su cui sto insistendo da tempo: costruire valore per il cliente e, di conseguenza per l’azienda, è un’attività fondamentale oggi.

Questa costruzione del valore passa dalla sostituzione di cose inutili e superflue con altre ricche di significato. Dare significato ad un’azione, ad una feature di prodotto, ad un nuovo servizio, è importantissimo per creare una proposta di valore vera e differenziata dalla concorrenza.

D’altra parte, diceva Leonardo, la semplicità è la più grande sofisticatezza.

Keep it simple!


Qualche news interessante

Ecco una piccola selezione di notizie trovate in rete che mi sono sembrate molto interessanti:

  • Carlo Cottarelli prova a fare sul serio con Interspac, l'esperimento di azionariato popolare per l'Inter, certamente una novità per l'Italia. Numerosi tifosi vip hanno già aderito. Potete approfondire sul link e partecipare al sondaggio per manifestare l'interesse all'iniziativa.
    👉 Approfondisci

  • Harvard Business Review elogia l’approccio “How Might We", ovvero “Come potremmo" (HMW) come "l'unica frase segreta che usano tutti i migliori innovatori". Ma sebbene l'intento originale di HWM fosse quello di incoraggiare la risoluzione dei problemi di mentalità aperta, si è trasformato in qualcosa di molto diverso e forse oggi esistono approcci migliori all’innovazione.
    👉 Approfondisci

  • Elon Mask sarà l'ospite speciale di Italian Tech Week e dialogherà con John Elkann per capire come la tecnologia ridisegnerà il nostro futuro, dalle auto alle neurotecnologie, dalle navi spaziali a molto altro. Il 23 e il 24 settembre nella seconda edizione della manifestazione torinese.
    👉 Approfondisci


Il libro della settimana:

Come citato prima, questo è un libro che vi consiglio perché la semplicità oggi è un valore da perseguire. Nel libro si parla molto di prodotti e interfacce perché l’analisi parte proprio da lì. Ma non è un libro per designer, ritengo sia un libro per tutti, in particolare per chi si occupa di business.

Dieci leggi concentrate in poco più di cento pagine, di modo che anche la lettura e il tempo necessario a compierla siano all'insegna della semplicità e diano modo a chiunque di far proprie le linee guida di questa affascinante teoria.

John Maeda - Le leggi della semplicità


Lo strumento della settimana: Contentrow

Oggi vi presento uno strumento che può aiutare a scrivere testi e contenuti più accattivanti, basta inserire in Conrentrow un titolo o dei paragrafi di testo, sottoporli all’analisi ed ottenere informazioni sui punti di forza e di debolezza della scrittura. Così diventa possibile per tutti scrivere dei testi adatti ai contenuti, anche senza essere dei Copywriter.

Uno strumento sicuramente da provare!

https://contentrow.com/


YouTube - Cosa sono i Jobs-to-be-done

Per progettare un nuovo prodotto è necessario indentificare un bisogno da soddisfare. Ma questo spesso non è sufficiente. Clay Christensen ha sempre puntato sull’analisi dei jobs to be done, che sono utilizzati anche nel business model canvas come elemento fondamentale per capire veramente “cosa vuole fare il cliente” e non solo il suo bisogno. In questo modo il nostro prodotto potrà diventare “strumento” per la realizzazione egli obiettivi del nostro cliente.


This is the end, my friend

Anche per questa settimana finisce qui. Mi raccomando, siate curiosi, fatevi domande e commentate liberamente. Mi aiuterete a migliorare. Sono a vostra disposizione per approfondire qualche tema o discutere di progetti nella vostra azienda.

Giacomo


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